Hai presente quando entri in una stanza e, senza dire una parola, hai l’impressione che le persone si stiano già facendo un’idea di te?
Quando pensi alle PR, cosa ti viene in mente?
Quando si parla di PR, quello che tutti vogliono è “uscire sui giornali”.
Ma pochi si chiedono: quali giornali? per dire cosa? e perché proprio lì?
Sai qual è il motivo per cui alcuni imprenditori riescono a finire in prima pagina mentre altri, magari con aziende più grandi, più longeve, più “serie”, restano invisibili?
Sai come si diventa interessanti per un giornalista?
Il passaparola è un motore straordinario, ma ha un limite strutturale: non puoi controllarne né la velocità, né la direzione.
Ogni giorno, centinaia di comunicati stampa finiscono direttamente nel cestino dei giornalisti senza nemmeno essere aperti. Il tuo è uno di quelli?
Bastano sette secondi. Sette secondi per creare una prima impressione, ma ne bastano anche meno per distruggere una reputazione costruita in anni di lavoro.
Nel frastuono assordante del mercato, dove tutti urlano per rivendicare un frammento di attenzione, la strategia più dirompente potrebbe essere proprio il silenzio.
Pensi ancora che per ottenere l'attenzione del mercato basti avere un buon prodotto?
Lo so cosa stai pensando: “Francesca, ma non sei tu quella che mi parla sempre dei miracoli delle PR?”
Sì. Lo sono. E non smetterò mai di farlo. Ma oggi voglio mostrarti l’altro lato della medaglia.
C’è una domanda che ogni imprenditore dovrebbe farsi almeno una volta nella vita:
Perché i giornalisti dovrebbero parlare di me?
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